La Monarchia delle Banane

"Il pubblico è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente". S.B.

Ieri #Berlusconi in “Non avrai altro Premier all’infuori di me”- Il finale stamattina su #opencamera

Riflettevo ieri che l’immagine di Berlusconi che parla ormai biascicando e Bossi che sbadiglia ben rappresenta al mondo chi dovrebbe portarci fuori dalla crisi. Nel merito, poi, viene da pensare che Berlusconi abbia approfittato dell’assenza dell’opposizione per poter esporre indisturbato  i capisaldi della sua politica. Altrimenti non si spiegherebbe il condensato di inesattezze ed omissioni propinato ad un auditorio prono e plaudente.

“Il Parlamento controlla, legifera, dà e toglie apertamente la fiducia politica, ma quando una maggioranza e il suo leader la perdono la parola deve ritornare agli elettori. Questo è il sale della democrazia parlamentare nell’epoca del bipolarismo. Questa è la regola che protegge la stabilità degli esecutivi e la loro autorevolezza, chiunque governi, e questa norma democratica, che è stata autorizzata dalla prassi costituzionale

Berlusconi sa talmente bene che questa affermazione è falsa che l’ha fatta precedere da un rufianissimo attestato di stima per il Presidente Napolitano, cui la Costituzione assegna la decisione di dare la parola agli elettori.

“L’Italia ha un debito enorme, che abbiamo ereditato dal passato

Berlusconi sapeva perfettamente a quanto ammontasse il debito pubblico nel 2008, quando è stato rieletto: lo aveva ereditato.  Eppure questo non gli ha impedito di abolire l’ICI. Eppure questo non gli ha impedito di affermare nell’aprile del 2008 che «Dalla lotta all’evasione fiscale  derivano due-tre miliardi al massimo. Solo propaganda».

“L’Italia ha, inoltre e soprattutto, un sistema produttivo, gravato certo da molte rendite e chiusure corporative.”

Lo strapotere di Mediaset su una Rai anestetizzata e resa inoffensiva, non è figlio di rendite e chiusure corporative?

“A chi ci chiede di fare un passo indietro rispondiamo chiaramente che mai come in questo momento sentiamo la responsabilità di non accondiscendere a questa richiesta, non per preservare dei poteri, ma nella convinzione che, oggi, questo governo non abbia alternative credibili e che le elezioni anticipate non sarebbero una soluzione per i problemi che abbiamo.”

Vi ricordate quando Berlusconi parlava continuamente di sondaggi? Vi ricordate il Premier con il maggior gradimento in Europa? Vi icordate quelle percentuali bulgare nei sondaggi commissionati ad istituti piuttosto amici? Ora i sondaggi sono spariti dal suo vocabolario, esiste una auto-certificazione della inevitabilitià del suo Governo, una preveggenza su quali potrebbero essere e quali no le soluzioni migliori per il paese.

“Vogliamo dunque utilizzare al meglio la parte restante della legislatura per (…) completare il nostro programma di riforme, riforme che sono necessarie ed indispensabili per la modernizzazione del Paese (…): la riforma dell’architettura istituzionale dello Stato, indispensabile per consentire a chi governa di agire con la rapidità e l’efficienza imposte dai tempi e per dare voce ai territori, attraverso un’adeguata rappresentanza nel Senato federale; la riforma del fisco, per ridurre il carico tributario sui soliti noti e portare gli evasori nell’area dei contribuenti virtuosi; la riforma della giustizia, per realizzare una giustizia giusta, al servizio del cittadino e porre fine all’uso politicizzato che da troppo tempo ne viene fatto.”

Forte di una delle maggioranze parlamentari più schiaccianti della storia repubblicana, dopo 3 anni e dopo aver posto più di 50 volte la fiducia, ora si accorge che è arrivato il momento delle riforme. Quali riforme? L’architettura istituzionale dello Stato: le future generazioni non ci perdonerebbero di aver affidato la modifica dell’assetto Costituzionale a chi reclama per sè rapidità per una personalissima efficienza. La riforma del fisco: prevede essenzialmente una paziente opera di persuasione, fatta di dialogo ed affetto immagino, per provare a portare (per favore) gli evasori nell’area dei contribuenti virtuosi. Poi cè la riforma della giustizia: una giustizia giusta al servizio del Cittadino, uno solo, il solito.

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