La Monarchia delle Banane

"Il pubblico è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente". S.B.

Luci, ombre ed omissioni nel discorso di Bersani a San Giovanni – Il 5 novembre del PD

Cosa si aspettava piazza San Giovanni ieri e cosa i tanti partecipanti hanno portato con sè al ritorno a casa.

Bersani ha fatto una lunga analisi delle tante colpe di Berlusconi, del berlusconismo e di questi ultimi anni di non-Governo, in cui i troppi interessi privati del Premier hanno distolto il dibattito politico dalla crisi che intanto esplodeva in tutta la sua violenza.

Quello che ha lasciato perplessi è il capitolo relativo alle proposte, alle soluzioni che il centrosinistra propone per riavviare il paese, le riforme su cui punta per modernizzare istituzioni, scuola e ricerca, mercato del lavoro. Lo sappiamo tutti che l’Italia investe pochissimo nella scuola e nella ricerca, e che i nostri cervelli migliori scappano via tra l’indifferenza generale. Lo sappiamo tutti che il male del nostro tempo è il precariato che genera paura e tarpa le ali ad intere generazioni. Siamo diventati tutti esperti, profondi conoscitori dei mali principali che affliggono il nostro paese, ma quì servono idee chiare (non 100 ma poche decine di proposte principali sui cui poggiare un programma di governo). Con un pò di coraggio bosognava affondare il dito nella piaga e dire che alcuni tempi posti dal centrodestra sono condivisibili, ma che l’unico schieramento in grado di garantire riforme che non siano ad personame è il centrosinistra. La Giustizia va riformata (eliminare un grado di giudizio per liberare risorse ed accorciare i tempi per una giustizia certa). Il mercato del Lavoro va modernizzato senza creare un mercato degli schiavi: la flessibilità deve diventare una opzione per il lavoratore non un obbligo, una paga più alta ed un paracadute se senza lavoro, devono  diventare incentivo a fare di sè stessi la propria azienda. L’Economia necessità di una presa d’atto, è fallita l’occidentalizzazione dei mercati del lavoro emergenti e per non rischiare la cinesizzazione del nostro mercato del lavoro (bassi salari e pochissima industria manifatturiera perchè delocalizzata)  vanno “premiate” le aziende che pur delocalizzando  mantengono produzione anche in Italia, e se il WTO non ha la forza di intervenire l’UE deve tutelare in qualche modo il mantenimento dei diritti dei lavoratori, intervenendo sui prezzi dei prodotti importati dall’Asia.

Ma la parte del suo discorso che ha lasciato un pò sconcertati è quella relativa alle alleanze e alle prospettive immediate. Proporsi come alternativa agli antipodi rispetto al berlusconismo,  e poi parlare di patto di legislatura con i moderati lascia veramente interdetti. Chi sarebbero quest moderati? Parliamo di una alleanza con Fini e Casini fedeli alleati di Berlusconi fino a pochi anni fa? Ma le storie personali e dei partiti davvero non contano nulla? Il PD e la coalizione con IdV e SEL è in testa a tutti i sondaggi, e Bersani sente il bisogno di rassicurare i moderati e gli indecisi parlando di una alleanza con il Terzo Polo? Se parliamo di un governo di transizione che gestisca per pochi mesi il dopo-Berlsuconi, sotto la saggia supervisione del Presidente Napolitano, allora non c’è bisogno di parlare di patti, di alleanze, di moderati o progressisti: parliamo in quel caso di un fronte non-berlusconiano che gestisca per poco tempo l’emergenza che ci ha investito . Se si guarda in prospettiva, invece, si dica con chiarezza cosa c’è dopo Vasto, se quell’alleanza è virtuale o è reale. Il PD non ha bisogno di Cesa, di Fini o di  Rutelli che è appena scappato dal PD.

L’immagine finale di tutto ciò che abbiamo sentito il 5 novembre, è nel gruppo che ha affiancato Bersani sul palco alla fine del suo discorso. Accanto a lui la Bindi e i soliti notabili di partito (il gruppo dirigente, si dirà). A fare da contraltare, la nuova genrazione del PD,  che intanto o erano andati via (vedi Renzi pesantemente contestato) o Civati, Serracchiani, Scalfarotto e gli altri a vivere questa serata dalla piazza, in mezzo alla gente del PD. Anzi a sottolineare questa distanza, il segretario del PD traccia un confine tra chi fa Politica e chi invece fa Comunicazione, tacciando i giovani leader del PD di essere spregiudicati come chi privilegia la Finanza a scapito dell’ Economia. Vorrà pur dire qualcosa.

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