La Monarchia delle Banane

"Il pubblico è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente". S.B.

Risposta (inattesa) di Pietro Ichino alla mia lettera aperta sulla riforma del mercato del lavoro

Con mia grande sorpresa, il senatore Ichino ha risposto alla mia lettera aperta sulla sua proposta di riforma del mercato del lavoro. In breve facevo 2 osservazioni sui rischi del passaggio alla contrattazione aziendale e sulla nuova forma contrattuale da lui proposta che sembrava presentare un pericoloso scalino al raggiungimento dei 2 anni di anzianità.

Riporto la cortese risposta del senatore Ichino:

“Le risposte alle tue obiezioni sono esposte in modo compiuto nel mio ultimo libro, Inchiesta sul lavoro, che è in libreria da due settimane. In questa mia sinteticissima replica mi limito a proporti queste due osservazioni.

–   Sulla riforma del sistema delle relazioni industriali – la questione se fosse opportuno o no firmare gli accordi proposti da Marchionne a Pomigliano e Mirafiori è opinabilissima: ci sono ottime ragioni per il “sì” come per il “no”; ma è una questione essenzialmente sindacale, che deve essere risolta sulla base di un principio di democrazia sindacale; il mio disegno di legge n. 1872/2009 e ora l’accordo interconfederale 28.6.11, mirano proprio a questo: consentire che un dissenso sindacale non generi paralisi, ma possa essere risolto secondo la regola per cui la maggioranza può decidere, la minoranza può dissentire e non firmare senza per questo perdere il diritto a essere riconosciuta e ad agire in azienda;

–   Sulla riforma del diritto del lavoro – Non vi è ragione di temere il rischio dell’“effetto soglia”, per cui l’impresa potrebbe avere interesse a licenziare i new entrants allo scadere del secondo anno di anzianità per evitare che incomincino a maturare il diritto (anche) al “contratto di ricollocazione” in caso di licenziamento. Infatti il meccanismo previsto nel progetto (d.d.l. n. 1873/2009) non determina alcuno “scalino” tra il 24mo e il 25mo mese di anzianità di servizio aziendale: con la maturazione del 25mo mese il lavoratore guadagna soltanto – per il caso di licenziamento – un mese di trattamento complementare di disoccupazione, che all’impresa costa soltanto – sempre in caso di licenziamento – il 10 per cento dell’ultima retribuzione (nel settore industriale: differenza tra il 90 per cento che deve essere garantito e l’80 per cento che è già pagato dall’Inps). Viceversa, l’impresa che adottasse la prassi di licenziare al termine del 23mo mese per assumere un altro new entrant avrebbe il costo certo delle due mensilità di indennità di licenziamento, oltre alla dispersione della professionalità accumulata dal primo new entrant nei suoi due anni di lavoro. L’effetto soglia c’è invece oggi al 36mo mese di contratto a termine, perché, per un verso, nel passaggio dal 36mo al 37mo il lavoratore acquista la stabilità protetta dall’articolo 18, per altro verso l’interruzione del rapporto non presenta alcun costo per l’impresa.”

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