La Monarchia delle Banane

"Il pubblico è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente". S.B.

Le tesi de Il Giornale: la colpa del Governo Monti è non essere mai stato in un’azienda

Ci sono ricascato. Mi sono imbattuto in un articolo  de “Il Giornale” di oggi, 28 dicembre, dal titolo “Il governo non è mai stato in un’azienda” e non ho resistito. Il titolo mi ha particolarmente incuriosito perchè ho sempre immaginato la riunione di redazione del giornale personale di Berlusconi, come un processo inverso rispetto a quello di una qualsiasi fonte di informazione, anche ideologicamente schierata: quì non si parte dalla notizia per fare un articolo (comprensivo magari anche di  una tesi), ma si parte dalla tesi e si confeziona un articolo costruendo la notizia.

Dunque per demolire la reputazione e la fiducia di Monti ed il suo Governo, e far nascere lentamente un sentimento di nostalgia per le prodezze berlusconiane (la tesi), anche oggi è stata confezionata una notizia ad-hoc, secondo la quale la manovra è sbagliata perchè i componenti del governo non hanno dimestichezza con il mondo delle aziende. Ammesso che sia una tesi sensata per giustificare gli errori della manovra, vediamo innanzitutto se è vero, analizzando i curricula di alcuni membri del governo:

  • MARIO MONTI Presidente del Consiglio – Conosce bene il mondo delle aziende, ma da un punto di vista un pò particolare. E’ stato Commissario Europeo alla Concorrenza mettendo sotto inchiesta Microsoft ed occupandosi di salvaguardia della concorrenza in grosse operazioni di fusioni ed acquisizioni in Europa.
  • PIERO GNUDI Ministro Affari regionali, turismo e sport- E’ stato presidente, amministratore delegato o consigliere d’amministrazione in ENEL, RAI Holding, LOCAT, ASTALDI, ENI, ENICHEM, STET, MERLONI, FERRE’, BEGHELLI, IRCE.
  • CORRADO PASSERA Ministrop Sviluppo Economico e Infrastrutture e Trasporti- Solo per elencare aziende di un certo valore in cui ha ricoperto incarichi di responsabilità: CIR, Gruppo L’Espresso, Mondadori, Olivetti, Omnitel, Infostrada, Cariplo, Poste Italiane, Banca Intesa

L’articolo poi raggiunge l’apice della sua strascicata tesi precostituita quando ricordando con nostalgia il passato si abbandona all’elogio del solito Cavaliere “Berlusconi in una prima fase ha avuto la capacità di parlare alla pancia produttiva di questo Paese”.  Il problema è che in effetti l’ex-premier ha parlato alla pancia produttiva, e solo e soltanto a quella. Nel suo goffo scimmiottare teorie reaganiane o thatcheriane, ha foraggiato il mondo delle imprese e della finanza di leggi sul lavoro precario a basso costo, di depenalizzazioni di falso in bilancio, nonchè usato mille cautele prima di individuare la categoria sociale ed elettorale da bastonare ad ogni manovra. Il problema dei governi berlusconiani, per parafrasare l’articolo de “Il Giornale” è che non hanno mai passato un giorno nei mercati rionali, nelle scuole statali del Sud, nei popolosi call center, nei cantieri edili. Sia i provedimenti che i commenti degli esponenti di quel governo manifestavano una ignoranza sul paese ed i suoi problemi sintomo sia di incompetenza che di indifferenza.

Certo, questa manovra è criticabile. Ma nella sua imperfezione lascia intravvedere una conoscenza più profonda di come è fatta oggi l’Italia: barche, supercar e patrimoni immobiliari sono finiti nel mirino dopo anni di colpevole distrazione. Salvaguardare l’indicizzazione delle pensioni fino ad una certa soglia, anche se dopo qualche lacrima e qualche incertezza, costituisce un piccolo segnale di conoscenza del potere d’acquisto delle pensioni minime o giù di lì. Lo stesso dicasi per la franchigia sull’IMU in relazione ai figli a carico e lo studio in corso sulla rivalutazione delle rendite catastali. Ma, ovviamente, questo ragionamento non è utile alla causa che soggiace all’articolo, quindi non comparirà mai sui giornali di famiglia.

Insomma, più che di informazione si tratta dell’ennesimo esercizio di stile: come compiacere il datore di lavoro sempre, come remare nella direzione politica che tiene in vita la stampa schierata a destra, ma non in nome di un’ideologia (come fa la stampa schierata a sinistra, Il Manifesto, piuttosto che Liberazione), bensì nel nome di uno solo, il solito.  Speriamo che insieme al berlusconismo, vada in soffitta anche questo giornalismo finto-militante, per far posto ad una informazione di destra auspicabilmente moderna.

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