La Monarchia delle Banane

"Il pubblico è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente". S.B.

Genova dopo Napoli e Milano: il PD, le primarie e lo spirito olimpico

Dopo i casi De Magistris a Napoli e Pisapia a Milano, diciamo la verità, è stato tutto un minimizzare. Si disse che il PD è un partito democratico oltre che Democratico, che le primarie si rispettano a prescindere, che il bello delle primarie è proprio quello, aperte a tutti e quindi tutti teoricamente possono non solo esprimersi ma anche vincerle.

Però non si può restare indifferenti di fronte ad alcuni campanelli d’allarme e potenziali contraddizioni che le primarie per il candidato sindaco di Genova rimettono al centro della discussione politica.

E’ vero come dice Pippo Civati sul suo blog che non tutte le primarie il PD le ha perse, citando i casi di Monza e Verona, ma non si può negare che Napoli e Milano hanno avuto un significato simbolico (e numerico) differente.  In quelle due occasioni a candidati PD molto diversi fra loro (molto istituzionale quello di Napoli, la classica faccia nuova a Milano) è corrisposta una sconfitta altrettanto diversa (alleato ma non di sinistra a Napoli, politico di lungo corso ma decisamente di sinistra a Milano). E sottolineo sconfitta, nonostante nel solito tentativo di minimizzare, si cerchi di far passare per normali le bocciature dei candidati del PD in favore di soggetti alternativi ma alleati.

Sta proprio quì, per venire all’attualità, tutta la contraddizione dell’atteggiamento del PD, sia rispetto alla definizione di sconfitta che a quella di alleanze.

Sul tema della sconfitta, è inutile girarci intorno: i candidati del PD non partecipano alle primarie per spirito decoubertiniano. Essi portano il verbo Democratico e la loro visione di governo del territorio, e con questo bagaglio di idee  concorrono per vincere. Il sindaco uscente ha voluto partecipare ad ogni costo, nonostante la sua fosse una sconfitta annunciata (troppo recenti le polemiche scaturite dalla recente drammatica alluvione di novembre), innescando una sorta di referendum sul suo operato. Bene, direi che i genovesi si sono espressi chiaramente. Roberta Pinotti, al contrario, rappresentava il vero candidato, quello con le reali chance di vittoria: la senatrice del PD invece, incassa ancor meno preferenze della Vincenzi. Non vogliamo parlare di sconfitta? D’accordo, allora di cosa parliamo? Di sfortuna, di incomprensione, di congiuntura? Se 2 personalità del partito non fanno breccia con le loro idee nell’elettorato genovese, questo avrà un significato, da non minimizzare.

Sul tema delle alleanze, non è chiarissimo quali siano. Vale la foto di Vasto? SEL è l’alleato di riferimento a  sinistra? L’IDV rappresenta l’anima moderata dell’alleanza futura? Lo si dica chiaramente, una volta per tutte. e poi si agisca di conseguenza negli atti concreti più che nelle parole.

Questo atteggiamento autoassolutorio e bifronte  sul territorio e sul piano nazionale non mi piace, perchè è proprio in questo modo che le sconfitte si trasformano magicamente in opportunità e non danno mai adito a riflessioni serie, sugli uomini e sui programmi.

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One Response

  1. Franco Monaco ha detto:

    Ci sono molte persone di indubbie capacità, ma che farebbero bene a tacere, perchè la maggior parte delle volte, quando parlano, combinano altro che sconquassi. Veltreoni ti ho sempre stimato, mi stai profondamente deludendo. potresti tenertele per te certe frescate?!

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