La Monarchia delle Banane

"Il pubblico è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente". S.B.

Casini, Alfano, Bersani: “Norme urgenti per finanziamento ai partiti”. Urgenti…ora.

Siamo nel’aprile del 1993 quando si svolge un famoso referendum abrogativo del “Contributo dello Stato al finanziamento dei partiti politici”. Si schierano per l’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti politici ben 31 225 867 italiani, oltre il 90% degli aventi diritto ad esprimersi.

Passano appena 8 mesi e nel dicembre del 1993, il Parlamento approva la legge n. 515 ed istituisce il cosidetto “contributo per le spese elettorali”, ossigeno per gli asfittici partiti politici dell’epoca e una colossale beffa per oltre 31 milioni di italiani che si erano espressi pochi mesi prima mediante referendum.

Il quadro si completa poi con la legge n. 157 del 3 giugno 1999, che reintroduce un finanziamento pubblico completo per i partiti, completamente svincolato dalle spese effettivamente sostenute per le campagne elettorali.

Gli ultimi interventi legislativi, come riportati da Wikipedia:

La normativa viene modificata dalla legge n. 156 del 26 luglio 2002, “Disposizioni in materia di rimborsi elettorali”, che trasforma in annuale il fondo e abbassa dal 4 all’1% il quorum per ottenere il rimborso elettorale. L’ammontare da erogare, per Camera e Senato, nel caso di legislatura completa più che raddoppia, passando da 193.713.000 euro a 468.853.675 euro.

Infine, con la legge n. 51 del 23 febbraio 2006: l’erogazione è dovuta per tutti e cinque gli anni di legislatura, indipendentemente dalla sua durata effettiva. Con quest’ultima modifica l’aumento è esponenziale. Con la crisi politica italiana del 2008, i partiti iniziano a percepire il doppio dei fondi, giacché ricevono contemporaneamente le quote annuali relative alla XV e XVI Legislatura della Repubblica Italiana.

Poi appena pochi mesi fa scoppia il caso di Lusi, il tesoriere della Margherita che sottrae nell’indifferenza generale decine di milioni di euro dalla casse del partito. Attenzione, non soldi del partito, ma soldi nostri che con una serie di leggi, ad approvazione trasversale, sono stati sottratti al disastrato bilancio dello Stato e messi a disposizione delle più svariate iniziative dei partiti, senza alcun controllo a quanto pare.

L’ultimo caso è quello della scorsa settimana, che ha coinvolto Belsito, il tesoriere della Lega Nord. Quì parliamo di svariate centinaia di migliaia di euro serviti, a quanto pare, soprattutto ad incrementare il livello culturale della famiglia Bossi e di alcuni esponenti del cerchio magico, il tutto pagando con moneta sonante titoli di studio in istituti privati all’estero.

A quanto pare parliamo della punta dell’iceberg, perchè il grosso dei fondi statali dirottati ai partiti è stato utilizzato negli anni e non se ne è saputo più nulla. Come si può vedere dalla tabella a sinistra , dalla reintroduzione del finanziamento pubblico sono stati erogati contributi ai partiti per 2,25 Miliardi di euro. A fronte di questi contributi le spese documentate dai paritti ammontano circa 580 milioni di euro. Che fine hanno fatto i circa 1,67 Miliardi di euro che apparentemente i partiti non hanno utilizzato a fini elettorali? Quanto avrebbero fatto comodo questi soldi per attività a finalità sociali che negli stessi anni subivano tagli su tagli in nome di una beffarda riduzione delle spese dello stato?

Oggi apprendiamo che Alfano, Casini e Bersani hanno dato incarico ai loro rappresentanti di predisporre in tempi brevissimi i primi provvedimenti per il controllo e la trasparenza nella gestione dei fondi pubblici erogati ai partiti.

18 anni dopo, 2,25 Miliardi di euro dopo, questi 3 signori sembrano alla ricerca di un colpo di spugna su una vergogna gigantesca da cui non si salva nessuno, e parlano incredibilmente di “urgenza”. Se c’è una urgenza che emerge in questa vicenda riguarda la necessità di stabilire la data delle elezioni politiche, e di sottoporre al giudizio (si spera) impietoso degli elettori traditi di ogni schieramento.

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2 Responses

  1. Mauro Poggi ha detto:

    L’istruttiva tabella ci dice anche che l’incremento percentuale dei rimborsi, dal 1994 al 2008, è stato del 1070%, alla ragguardevole media annua del 76%, cui fa da contraltare la crescita reale dei salari, che nello stesso periodo è stata pari a zero (cfr Draghi, 2007).
    Ecco spiegata la compiaciuta espressione dei quattro figuri in posa nella foto.

  2. un bel vaffa bipartisan glielo possiamo dare subito, vero?

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