La Monarchia delle Banane

"Il pubblico è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente". S.B.

Per ricordare a cosa è servito il 25 Aprile, nelle parole di Ascanio Celestini

Ad ogni 25 Aprile perdiamo un pezzo della nostra memoria collettiva, i protegonisti pian piano ci lasciano e sta a noi tramandare ai nostri figli ciò che i nostri padri ci hanno lasciato.

Per questo mi piace questo brano tratto da un monologo di Ascanio Celestini, che celebra la Liberazione attraverso i ricordi del padre.

Mio padre era nato a Roma nel 1935.
Era nato al Quadraro che è una borgata di Roma. Stava a via dei Laterensi 35 in un palazzo fatto a forma di bara e tutti lo chiamavano il palazzo a cassa da morto. Mio padre era il secondo di quattro fratelli, ma un giorno mi raccontò che tra mio zio Ernesto che era il primo e lui ai miei nonni gli era nato un altro figlio che volevano chiamare Gaetano, ma ‘sto figlio era nato morto. Così quando nacque mio padre, in omaggio al fratello lo chiamarono Gaetano pure a lui.

Ma chiamarlo in quella maniera gli faceva impresione ed è per questo motivo che mio padre venne sempre chiamato Nino, invece che Gaetano come il fratello morto.

Mio padre andava a lavorare al cinema Iris a Porta Pia con mio nonno che faceva la maschera, le pulizie e il guardiano notturno.
Mio padre aveva 8 anni quando arrivò il 4 giugno del 1944.

Quel giorno mio padre vide i soldati fermi all’Arco di Travertino. Mio padre raccontava che nessuno capiva di che esercito si trattasse. Qualcuno pensava che finalmente fossero gli americani. Qualcuno pensava che fossero ancora i tedeschi. Qualcun’altro temeva che fossero tedeschi travestiti da americani.

Mio padre raccontava spesso di un barbiere che c’aveva le mani belle, ma tornato dalla guerra il barbiere s’era messo a fare l’elemosina.

Mio padre raccontava pure di un vecchio che faceva il guardiano dei porci per il principe Torlonia. Dice che aveva scavato una buca e c’aveva nascosto un maiale per non farselo rubare dai tedeschi. Mio padre diceva che questo vecchio aveva camminato scalzo per tutta la vita.

Certo volte mio padre diceva che le scimmie sono animali intelligenti e diceva che pure le mosche sono intelligenti. Diceva che sono bestie perfette perchè tutti l’esseri umani al mondo rischiano di morire di fame tranne le mosche. Le mosche si mangiano i morti e la merda. Il mondo è pieno di merda e di morti e le mosche non muoiono mai di fame.

In tempo di guerra mio padre raccoglieva le pigne sugli alberi dell’Appio Claudio e un giorno vide un tedesco seduto sotto un pino. Il tedesco s’era levato l’elmetto e mio padre gli pisciò in testa per fargli uno scherzo. Il tedesco gli sparò addosso e ci mancò poco che ammazzasse mio padre.

Mio padre diceva che il tedesco c’aveva una chiazza rossa sulla faccia, una specie di voglia.

Mio padre diceva che una volta gli avevano sparato addosso per colpa di una cipolla e diceva pure che durante la guerra ha rischiato di morire tante volte.

Diceva “Questa è la vita che si faceva in quell’epoca, sotto i bombardamenti …la vita dei ragazzini”

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