La Monarchia delle Banane

"Il pubblico è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente". S.B.

Meeting CL, una tipica storia (all’) italiana

Per un motivo o per l’altro, ogni anno il meeting di Comunione e Liberazione trova il modo di fare notizia. Al di là delle tante iniziative minori, ciò che mediaticamente attira maggiormente l’attenzione è la partecipazione politica, il parterre che ogni anno popola il meeting e che vede negli inteventi diretti degli ospiti d’onore,  i momenti a maggiore visibilità.  Negli anni scorsi la parte del leone la facevano Forza Italia prima ed il PdL poi, con le partecipazioni di Berlusconi ed i suoi ministri, ma soprattutto con la presenza prestigiosa ed immancabile di Formigoni, il governatore della Lombardia, esponente di spicco di CL.

Oggi più che mai trovo tipicamente italiano, e tristemente senza speranza, che la politica si ritrovi così torbidamente avvinghiata ad un movimento religioso, con 2 conseguenze facilmente riscontrabili. La prima è che CL è diventato un movimento, ed è cresciuto talmente tanto dal punto di vista dell’influenza sulla vita pubblica (e lo stesso fondatore, Don Giussani, temeva l’effetto “movimento”) fino a diventare fucina di buona parte della classe dirigente del Paese: Formigoni è solo la punta dell’iceberg, ma in altri settori della società  la presenza di esponenti CL  ai vertici di enti od organizzazioni, spesso tende a trasformarsi in gruppo di potere, La seconda conseguenza, dipendente dalla prima, è che i vertici della politica italiana al potere sentono la necessità di omaggiare, con la loro presenza, il movimento CL. Quest’anno il presidente Monti ed il ministro Passera sono stati invitati a fare ciò che altri hanno fatto prima di loro: testimoniare con la loro presenza del prestigio e del peso specifico che Comunione e Liberazione ha assunto in Italia. Niente di nuovo, ovviamente, ma fa specie constatare cha l’appartenenza religiosa stranamente supera nel metodo e nel merito la caratterizzazione professionale. In pratica, mentre da un lato i “tecnici” al governo intendono cambiare profondamente la cultura del Paese, a loro dire modernizzandola, dall’altro si prestano alla genuflessione tutta cattolica di fronte ad un movimento che da alcuni viene considerato un vero e proprio centro di potere, e quindi per definizione tutt’altro che meritocratico. Ambiguità, commistioni, incoerenza, intreccio, insomma la solita Italia con le sue comode contraddizioni.

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