La Monarchia delle Banane

"Il pubblico è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente". S.B.

Monti-bis: proprio no grazie, perchè…

Ha salvato il Paese dal baratro. Tocca però chiarirsi su cosa sia il baratro e perchè ci siamo arrivati. Venivamo da 17 anni di Berlusconismo (dicesi Berlusconismo un governo populista retto da un politico troppo interessato al proprio business e poco interessato alla “cosa pubblica”, e formato da ministri senza grosse idee e personalità, più attenti ai sondaggi e alle necessità di bottega che alle reali necessità del Paese), intervallati da embrioni di governo di centrosinistra, troppo brevi, troppo confusi e litigiosi per incidere sulla storia italiana recente.

Il baratro era quindi costituito da un governo ormai logoro, privo di gran parte del suo originario consenso elettorale, capace di piazzare ormai solo pezze di manutenzione ordinaria, manovra correttiva dopo manovra correttiva, senza aver lasciato in eredità una visione industriale di lungo termine, una prospettiva di crescita anche accennata. Ha ragione parte del centrodestra quando dice che i picchi di spread BTP-Bumd raggiunti alla fine del governo Berlusconi non sono addebitabili solo a Berlusconi, ma piuttosto ad una crisi più profonda e più ampia che ha investito l’Europa. Ma sbaglia quella stessa parte nel dimenticare che l’immobilismo e la connotazione privata dei quel governo ha prodotto effetti che hanno sedimentato anno dopo anno, e messo l’Italia al centro della crisi europea in quanto priva di prospettive di crescita ed indebitata fino al collo.

Monti è stato l’anti-Berlusconi, nel senso di figura agli antipodi: serio (poi generalmente detto “sobrio”), colto, con un illustre passato nelle grandi istituzioni economiche e dell’Unione Europea, stima abbastanza trasversale e una sostanziale apartiticità. Soprattutto, poi, pronto ad agire, forte del mandato ricevuto, anche in modo doloroso e su temi che al predecessore non sarebbero mai stati perdonati.

Oggi si invoca da più parti un Monti-bis. Ma cosa lascia in eredità questo primo governo Monti? Sostanzialmente la riforma delle pensioni. Perchè lo step 1 della strategia prevedeva innanzitutto scongiurare il default e le pensioni erano l’elemento più semplice da aggredire: per la gran mole di denaro coinvolta e per la differenza allora vigente tra età pensionabile italiana ed età pensionabile di altri paesi, che fino ad allora si intendeva ridurre con gradualità. Doloroso, ma inevitabile si disse allora, nonostante da più parti si invocasse una patrimoniale per aggredire una volta tanto le grandi rendite.

E le liberalizzazioni? E la riforma Fornero del mercato del lavoro? E le imprese aperte con 1 euro? Non hanno avuto alcun effetto, mi pare. Mentre la riforma delle pensioni e l’IMU stanno avendo un impatto immediato sulla vita delle persone (vedi, ad esempio, l’effetto collaterale dei cosiddetti esodati), gli altri temi sono stati finora assolutamente impalpabili. Eppure ci avevano garantito che liberalizzare le professioni, dare libertà di licenziamento e facilitare in modo estremo l’apertura di nuove attività a costo quasi zero, avrebbero avuto un effetto dirompente sull’economia del Paese, sulle nostre vite. Come giustamente ha sottolineato Simone Spetia in un suo post di poco fa (eccolo), una cosa sono le leggi approvate in Parlamento, altra cosa è calarle nella realtà e farle funzionare, i cosiddetti decreti attuativi. Questi ultimi languono, procedono a rilento, e non dipendono direttamente nè da Monti nè da Fornero. Ma la gente vuole risposte, vuole fatti concreti, almeno quanto quelli che impattano inesorabilmente sulle sue tasche.

Invece assistiamo alla perdita di centinaia di posti di lavoro ogni santo giorno: centinaia di giovani che non potranno metter su famiglia, centinaia di padri che non potranno garantire l’istruzione sognata per i propri figli, centinaia di madri costrette a fare un passo indietro accettando lavori in nero e altre note umiliazioni riservate alle donne italiane.

Tutto quello che possiamo fare è ringraziare Monti per averci tirato fuori dai guai, ma senza dimenticare che c’erano altri modi possibili per farlo e senza omettere una doverosa analisi dello stato in cui la “politica” montiana ci ha portati.  Quindi bene, bravo, ma il bis no, grazie.

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One Response

  1. Mauro Poggi ha detto:

    D’accordo con il no grazie, meno sul bene-bravo.
    Monti non fa che ripetere che eravamo sull’orlo del baratro e la vulgata è che ci ha tirato fuori dai guai, ma non posso fare a meno di costatare che l’unico provvedimento strutturale, quello delle pensioni, avrà effetto solo sul medio termine, non su quell’immediato catastrofico verso cui sembra fossimo diretti.

    L’inasprimento fiscale (IMU, IVA e accise) hanno avuto solo effetti recessivi:
    1) impoverimento, minori consumi, crollo del PIL, aumento della disoccupazione
    2) minori entrate fiscali, aumento delle spese e minore copertura, aumento del debito
    secondo una sequenza largamente prevista da economisti non mainstream. Risultato: il rapporto debito/PIL destinato a schizzare da 120% (2011) a 125% (2012).

    Stiamo obiettivamente peggio di prima, ma allora com’è che il baratro nel quale stavamo per cadere è scomparso? C’era davvero, o ci è stato raccontato per indurci ad accettare l’imposizione di un proconsole che applicasse pedissequamente tutte le soluzioni neo-liberiste che la Troika continua a esigere nonostante gli effetti devastanti (Vedi Grecia)? E Monti, è davvero il tecnico che ci è stato raccontato o piuttosto il burocrate incaricato di eseguire ordini?
    Mi faccio questa domande pur essendo fra coloro che all’epoca avevano salutato con gioia il suo arrivo (chiudendo un occhio sull’aspetto democratico della vicenda) e con esultanza la dipartita del satiro.

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