La Monarchia delle Banane

"Il pubblico è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente". S.B.

Matteo Renzi, diciamocelo: tu vuo fà l’americano!

Ero rimasto molto perplesso giovedì durante la puntata di Piazzapulita che ha visto come ospiti La Russa e Matteo Renzi, tra gli altri. C’era qualcosa nella reazione del sindaco di Firenze al solito “documentario” ben girato da Diego Bianchi (@zdzoro) che mi aveva infastidito. Dopo aver letto il resconto (testimonianza, fuoripenna, chiamatelo come volete) che Luca Telese ha condiviso su Pubblico ho capito definitivamente il perchè. E’ chiaro che Renzi e il suo staff stanno facendo un gran lavoro dal punto di vista strategico: grande enfasi sugli elementi di rottura (gioventù, strafottenza positiva rispetto ai notabili di partito), cura dell’immagine, i filmati, leggerezza alternata a passione ed accenni di visionarietà. Tutto sembra preparato nei minimi particolari, non sono ammesse sbavature, neanche nelle foto che ritraggono il leader sempre circondato da una folla adorante. Quasi si voleva dare l’impressione che anche all’interno del camper tutto fosse perfetto, lasciando immaginare magari l’uso di un pigiama scuro elegantissimo o lo staff adorante per non far mai sentire solo il giovane candidato.

E allora cosa è successo con il racconto di Zoro? E’ caduto un velo insidiossimo e ci ha mostrato la realtà, quella che Renzi ha poi bollato come un ritratto da “società dei Magnaccioni“. Niente di greve nè sconveniente, persone normali che mangiano un panino, che mostrano stanchezza, che scherzano e mettono il pigiama, Che c’è di male? C’è di male che, in pochi minuti,  è stata pericolosamente scalfita un’immagine costruita in mesi di lavoro da uno staff di prim’ordine e attento ai dettagli. Al punto che, a quanto dice Telese, avrebbe detto a proposito della sua partecipazione al programma di La7:

Io sono un cretino a venire, quindi la colpa è mia: devo selezionare.

Ma perchè un politico, ancorchè giovane e capace, diventa così ossessionato dalla proiezione di una ben precisa immagine di sè? Cosa c’è del Renzi autentico, normale, quotidiano, che gli farebbe perdere voti alle prossime primarie? E’ una visione della politica ovviamente molto americana, fatta di apparenza, cura dei particolari, di staff capaci di confezionare più una sceneggiatura che un programma elettorale. Il politico diventa un prodotto, ogni inquadratura, ogni frase, ogni atteggiamento del corpo risponde a precise scelte di marketing elettorale, va venduto e va venduto tanto e bene, costi quel che costi, anche una polemica in diretta televisiva sull’assenza di pianificazione strategica dell’intervento.  Poi molte delle sue idee, sono condivisibili, ma questo culto della personalità  non mi piace.

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6 Responses

  1. E’ normale che si sia incavolato visto che gli hanno smontato così facilmente la macchina comunicativa, purtroppo non siamo in America e il budget limitato non gli ha permesso di avere quei perfetti ingranaggi delle campagne presidenziali statunitensi.
    Io non ci trovo nulla di male nel marketing politico ma Renzi ha dimostrato di essere un po’ meno “simpatico” e un po’ meno “pronto” di quello che vuol far credere non riuscendo, in trasmissione, a far buon viso a cattivo gioco.

  2. Mauro Poggi ha detto:

    Secondo me Renzi è un ulteriore spostamento a destra di un partito che di sinistra non è più da un pezzo.
    Gli posso dare atto che fra riformismo e liberismo sceglie consapevolmente il secondo, mentre altri attribuiscono ai due termini uguale significato, dando prova di colpevole confusione mentale o colpevole malafede; ma dal mio punto di vista entrambi i casi sono fuori dall’ambito ideologico in cui potrei riconoscermi.
    In quanto personaggio, costruito o auto-costruito com’è, la reazione stizzita a tutto ciò che ne minaccia l’immagine qual è stata progettata è comprensibile.
    Quello che mi riesce più difficile da capire è come, dopo anni di entità più o meno bene inventate – da Sgarbi a Berlusconi passando per Ferrara e simili – certi stratagemmi di comunicazione iconica continuino a passare con immutata efficacia.

    • sul perché ti consiglio di leggere l’articolo sul blog di Giovanna Cosenza… sostanzialmente perché in Italia non siamo abituati al marketing politico e quindi siamo “terra vergine” 🙂
      http://giovannacosenza.wordpress.com/2012/10/01/i-segreti-del-format-di-renzi/

      • Mauro Poggi ha detto:

        Giovanna Cosenza ha scritto un divertente mini-saggio (Spot Politik) sulla comunicazione politica “de noantri”, focalizzato – data la sua specializzazione – sulla carenza e/o incongruenza della forma.
        Sarebbe interessante leggerne uno sulla carenza e/o incongruenza dei contenuti.
        Secondo me, dopo vent’anni, più che non abituati al marketing politico vi siamo talmente avvezzi da non riuscire più a notarlo. Il messaggio pubblicitario, per quegli utenti “distratti e frettolosi che sono la maggioranza degli elettori” (cfr il post che hai linkato), viene considerato informazione bella e buona, e l’immagine identificata con la sostanza.
        Niente di male se ciò succede con scelte d’acquisto personali, ma la pochezza di giudizio applicata all’offerta politica ha come conseguenza la pochezza di contenuto dei personaggi che reclamano il nostro voto. E questo, oltreché triste, è anche molto preoccupante, visti i tempi.

      • mondeban ha detto:

        Detto che il mio post sembra la versione all’amatriciana di quello che mi hai segnalato 🙂 (ubi maior…) non sono sicuro si tratti di mancanza di abitudine. Noi scimmiottiamo un modello, made in USA, che è tutt’altro che perfetto: vince chi raccoglie più fondi, chi ha gli spin doctor migliori, chi ha più sangue freddo nei testa-a-testa, chi è più bravo a “costruire” il terreno emotivo più efficace. Il nostro pioniere è stato effettivamente Berlusconi (ci ha provato Veltroni ma senza successo) che ha avuto il raro pregio di rendere odioso il marketing politico ad almeno la metà degli italiani. Renzi, nella sua versione, a mio parere esagera, esaspera il concetto finendo per somigliare ad una macchietta di Obama, soprattutto perchè evita quel pizzico di umanità (che ci appartiene) che avrebbe potuto dimostrare con un sorriso proprio dopo il documentario di Zoro. Personalmente, come dice Mauro, tutta quella sovrabbondanza di forma mi distrae dalla sostanza e per questo motivo mi conduce semplicemente altrove.

  3. E invece, purtroppo, la maggior parte degli italiano (a mio modesto parere) non è per nulla avvezzo alle strategie del marketing politico. Ecco perché poi la “propaganda”, una volta si chiamava così, viene scambiata per informazione. Purtroppo il peggior nemico per il cambiamento (in tutti gli ambiti) è la superficialità.

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