La Monarchia delle Banane

"Il pubblico è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente". S.B.

Fine della destra, ma la proposta alternativa non sfonda

In principio fu Berlusconi, a Novembre del 2011, quando il Governo impresentabile che presiedeva e rappresentava in giro per l’Europa, lasciò il passo ai tecnici, un pò a furor di popolo un pò su iniziativa presidenziale.

Poi è toccato al Consiglio Regionale del Lazio, presieduto da Renata Polverini, la pasionaria dell’UGL, simbolo della destra con cui, secondo Floris, si può e si deve dialogare, nonostante il celebre discorso di Genzano. Nato da una sorta di miracolo, dopo che clamorosamente il PDL non riesce a presentare la sua lista a Roma (ricordate la celebre “gaffe del panino”?), cade altrettanto clamorosamente sotto i colpi di Fiorito&Co che almeno hanno il merito di scoperchiare un malcostume che andava avanti alle nostre spalle, ignari pagatori di addizionali regionali record.

Infine anche il Celeste, Roberto Formigoni, deve cedere. A pochi giorni dal V-Day (non è il celeberrimo giorno coniato da Grillo, ma il giorno del Vitalizio, tanto agognato dai consiglieri lombardi), la Lega Nord, dapprima esitante poi convinta probabilmente dalla già inarrestabile emorragia di voti dopo lo scandalo Belsito, fa venir meno il sostegno alla maggioranza che teneva artificialmente in vita una Giunta duramente provata da scandali ed inchieste.

Si sgretola pezzo dopo pezzo l’intero modello politico ed economico di destra. Destra che  in Italia in questo momento non c’è più: causa la scelta moderata ed annacquata di Fini e l’irrilevanza di Storace, era incarnata solo dal modello aziendale berlusconiano, basato sul culto personale su scala nazionale e che elargiva su scala locale benedizioni all’uno e all’altro per garantire la coltivazione di questo o quel bacino elettorale.

Di fronte a questo crollo, il Partito Democratico galleggia intorno al 26% nei sondaggi, sintomo del fatto che la proposta di un modello alternativo non è chiara o non sfonda. Oppure che aver appoggiato Monti, con senso di responsabilità certo, ha bollato il PD come contiguo a quel blocco di potere economico che mira sostanzialmente a ridurre le tutele sociali per grattare un pò di vantaggio competitivo nei confronti delle economie emergenti. Se fosse così, c’è da essere pessimisti, poichè occupati come sono dalle primarie, non si intravvede alcun dibattito all’interno del centrosinistra per decidere se e quando smarcarsi dal deprimente rigore tecnico.

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2 Responses

  1. Mauro Poggi ha detto:

    Il problema di un PD che nonostante la liquefazione del blocco avversario non riesce ad incrementare il consenso esiste già da prima che Monti entrasse in campo (o meglio: vi venisse paracadutato). Secondo me succede perché sono in tanti ormai a vedere in questo partito connotazioni fortemente moderate ascrivibili a un centro-destra più che a un centro-sinistra, e l’appoggio al governo attuale non è certo servito a mitigare l’impressione, tutt’altro.
    Dichiarare che Monti è compatibile con l’orizzonte programmatico del PD, come ha fatto uno dei suoi massimi dirigenti (Dalema), significa ammettere che questo orizzonte è ormai liberista, e quindi non può costituire un modello alternativo.
    Buon pro gli faccia, ma per chi si ritiene ancora progressista sarà dura accordare il voto – anche turandosi il naso. Si tratta ora di vedere se l’alleanza con SEL di questi ultimi giorni servirà al PD per riportare la barra verso sinistra o se invece trascinerà SEL verso la direzione opposta.

    • mondeban ha detto:

      In effetti oltre a D’Alema (che per fortuna è ormai irrilevante) anche altri esponenti del PD sbandierano la necessità, dopo le elezioni, di governare in continuità con l’approccio di Monti (Letta e Gentiloni per esempio). E’ vero che i fatti ci hanno dimostrato che da sinistra questo Paese non si governa, ma questa necessità di rincorrere continuamente il Centro politico, i cosiddetti moderati, costituisce probabilmente la debolezza intrinseca del progetto del PD. Forse l’unico merito che potrà avere Renzi (al di là di una proposta un pò generica e di un atteggiamento un pò paraculo) sarà quello di azzerare le provenienze, facendo piazza pulita degli ex-qualcosa, facendo emergere una generazione nativamente democratica. Vedremo.

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