La Monarchia delle Banane

"Il pubblico è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente". S.B.

D’Alema e la rottamazione per statuto

L’articolo 22 comma 2 dello statuto del Partito Democratico recita:

Non è ricandidabile da parte del Partito Democratico per la carica di componente del Parlamento
nazionale ed europeo chi ha ricoperto detta carica per la durata di tre mandati.

Ma i successivi comma 6 e 7:

6. Eventuali deroghe alle disposizioni di cui ai commi precedenti devono essere deliberate dal
Coordinamento nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti,
su proposta motivata dell’Assemblea del livello territoriale corrispondente all’organo istituzionale
per il quale la deroga viene richiesta. Per le cariche istituzionali europee, la proposta
viene formulata dal medesimo Coordinamento nazionale.
7. La deroga può essere concessa soltanto sulla base di una relazione che evidenzi in maniera
analitica il contributo fondamentale che, in virtù dall’esperienza politico‐istituzionale, delle
competenze e della capacità di lavoro, il soggetto per il quale viene richiesta la deroga potrà dare
nel successivo mandato all’attività del Partito Democratico attraverso l’esercizio della specifica
carica in questione. La deroga può essere concessa, su richiesta esclusiva degli interessati, per
un numero di casi non superiore, nella stessa elezione, al 10% degli eletti del Partito Democratico
nella corrispondente tornata elettorale precedente.

Insomma, Renzi non è il rottamatore, nè è corretto scrivere, come hanno fatto quasi tutti i quotidiani italiani di oggi, che Bersani scarica D’Alema.  Questa è solo una vicenda molto italiana, in cui ci si è presi la briga di scrivere  regole ben precise salvo poi aggiungere, in modo altrettanto preciso, la relativa deroga.

Renzi non è il rottamatore, è solo quello che, direttamente nel caso dovesse vincere o indirettamente se dovesse perdere, farà rispettare la regola del comma 2, sbeffeggiando fin da ora coloro i quali dovessero azzardarsi a richiedere deroghe. E’ uno dei meriti che gli va riconosciuto, comunque lo si giudichi politicamente.

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