La Monarchia delle Banane

"Il pubblico è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente". S.B.

L’autorevolezza di Sallusti, tra militanti di Forza Italia e seguaci di Nichi.

Nell’animata conferenza stampa di ieri, il direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, ha detto chiaro e tondo:

“Agli arresti domiciliari non vado, se sono socialmente pericoloso mi mandino in galera, anche perchè, a fronte delle migliaia di cittadini che si trovano detenuti, il privilegio che mi si vuol riconoscere farebbe perdere di autorevolezza a Il Giornale, ed io non me lo posso permettere”

Di quale autorevolezza parli Sallusti ed agli occhi di chi, non mi è chiaro. Con uno sforzo di imparzialità, potrei definire Il Giornale come il quotidiano che, oltre ad essere di proprietà della famiglia Berlusconi, più si avvicina all’idea di quotidiano di partito, del PdL ovviamente. In quanto organo di partito è per sua natura fazioso, come lo è l’Unità, ad esempio, ma con uno stile davvero particolare. A volte con piglio scandalistico, a volta con uno stile da Vernacoliere, l’impronta data negli anni dal succedersi incessante di Feltri e Belpietro prima, e con l’avvento di Sallusti poi , quella che fu la creatura di Indro Montanelli è diventato una sonda puntata verso la pancia e i relativi mal di pancia del popolo di centro-destra. Passando in rassegna prime pagine divenute ormai simboli del giornalismo d’assalto di destra, troviamo “A noi Schettino, a voi Auschwitz”, “Amori privati della Boccassini”, “Una firma contro Saviano che da del mafioso al Nord”, “E’ stata la culona” solo per citare alcuni titoli, per non parlare poi del celebre caso Boffo che poi ha dato il nome ad un vero e proprio metodo giornalistico.  Insomma un giornalismo che, in modo legittimo secondo me, non fa nulla per essere autorevole, ma si pone piuttosto l’obiettivo di essere ad effetto, dirompente, popolare, magari apparendo spiritoso a chi gradisce il genere.

Come ulteriore esempio di come l’autorevolezza mal si concilia con lo stile editoriale de Il Giornale, mi ha colpito oggi la home page del quotidiano. Indignato dalle parole del sostituto procuratore Ingroia su Forza Italia e certi suoi presunti rapporti con la mafia, Sgarbi scrive una lettera rovente in cui sostanzialmente afferma che le parole di Ingroia infamano “militanti ed elettori” del centrodestra. Ma mentre Sallusti in persona, fa sua, pubblica e sottoscrive il contenuto della lettera, in difesa della dignità ed onorabilità di militanti ed elettori, ecco che solo poche righe sotto, nel commentare l’appoggio del presidente Vendola a Bersani, i sostenitori di SEL non vengono reputati meritevoli di essere definiti “militanti” o “elettori”, bensì seguaci. I seguaci di Nichi.

E tanti saluti all’autorevolezza.

autorevolezza

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