La Monarchia delle Banane

"Il pubblico è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente". S.B.

Agenda Monti + Primarie PD = Big Bang

Agenda Monti e Primarie PD. Sono questi i 2 fatti più dirompenti di questa fine legislatura, che si ripercuoteranno sulla prossima,  e probabilmente destinati a dare il colpo di grazia al berlusconismo.

agenda montiInnanzitutto l’Agenda Monti che, col suo fardello di amore-odio, ci ha segnati profondamente. Chi di noi (io per primo), almeno quelli non ottenebrati dalla propaganda azzurra, non ha esultato al momento dell’inversione a U rispetto al circo Berlusconi? Quest’uomo colto, poliglotta, così ostentatamente sobrio, ci ha un pò riscattati all’estero, ma ad un prezzo altissimo. Ha tratto linfa vitale dai soliti redditi fissi per tenere su la baracca e poter dichiarare di aver scongiurato il baratro. Ma tutto ciò che era inerente ai costi della politica, riforma delle province, liberalizzazioni, è stato impietosamente affossato o annacquato dal sottobosco fatto di lobby, politica, finanza. Oggi di quel rigore a senso unico, di quella statura morale esibita all’estero, resta l’Agenda Monti, misto di conservatorismo, europeismo, e soprattutto tanto liberismo. Ed era ovvio che questa prospettiva facesse gola ai moderati (cioè coloro che privi di slanci riformisti appassionati, tenderebbero a lasciare le cose esattamente come sono).

E veniamo alle Primarie del PD. Innanzitutto sono state un referendum interno al PD, tra le posizioni più socialiste incarnate da Bersani e gli slanci di modernizzazione a fini elettorali, in base ai quali Renzi era convinto di vincere dando ai Democratici il contentino della Green Economy e ai non Democratici un messaggio rassicurante fatto di spruzzate di liberismo europeista. Sappiamo come è andata, ma la presenza di Renzi ha avviato un processo che non era più possibile fermare: il rinnovamento. Ed allora abbiamo assistito a parlamentari storici, come Veltroni e D’Alema, che hanno scelto di non candidarsi alle politiche e, soprattutto, all’iniziativa di Bersani che decide di avviare le Primarie Parlamentari, riservando per sè il 10% delle candidature e rendendo contendibile il restante 90%.

Questa combinazione è stata deflagrante. Da una parte le primarie del PD hanno acceso la prima miccia nel PDL, ai cui militanti erano state promesse le Primarie, salvo annullarle d’ufficio all’annuncio del ritorno di Berlusconi. Su questo evento si consuma la prima frattura interna al PDL, con la fuoriuscita di Giorgia Meloni e Guido Crosetto (che poi sembrano vanificare tutto cercando apparentamenti col Centrodestra Nazionale di Ignazio La Russa…).  Le stesse primarie, poi, combinate con l’Agenda Monti, accendono una seconda miccia, stavolta nel PD. Attratti dal Professore e dal suo messaggio rassicurante, e vedendo le proprie poltrone messe in pericolo dalle primarie parlamentari (dove presumibilmente verranno premiate soprattutto le facce nuove, rispetto alle vecchie cariatidi già sedute in Parlamento), appaiono all’orizzonte i primi “migranti”: Pietro Ichino, i senatori Benedetto Adragna, Lucio D’Ubaldo e Flavio Pertoldi e il deputato Giampaolo Fogliardi. L’ultima miccia, si accende ancora nel PDL, dove i Montiani sono sempre di più, attratti si dal Professore ma soprattutto disorientati dalla sesta discesa in campo del vecchio capo, gonfio di rabbia per le disavventure giudiziarie e di livore verso chi nel suo partito pensava di averlo messo da parte.

L’effetto finale è che i pezzi di un puzzle stanno andando al loro posto. Il prefisso “centro” anteposto a “destra” e “sinistra”, era un artifizio legato alla necessità di aggregare gli elettori più indecisi intorno agli ideali berlusconiani ed anti-berlsuconiani. In presenza di un centro non-populista, davvero europeista e non legato alle fortune personali di un tycoon molto chiacchierato, i 2 poli che hanno caratterizzato la seconda repubblica hanno perso il loro potere attrattivo, e si trovano ora completamente nudi di fronte al proprio elettorato storico: chi resta nel PDL è costretto ad accettarsi di destra, chi resta nel PD è costretto ad allearsi con Vendola e ad abbracciare posizioni di sinistra.

Non sappiamo se sarà un bene o un male, ma certamente è un fattore di frammentazione, di fronte al quale dopo le prossime elezioni, alcuni partiti dovranno rassegnarsi a nuovi matrimoni di convenienza. E questo, forse non restituirà la parola alla  buona politica, come speravamo.

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