La Monarchia delle Banane

"Il pubblico è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente". S.B.

A #noveinpunto l’Universo Parallelo del “segretario” Alfano

Per cominciare degnamente l’anno nuovo, stamattina ho ascoltato “Nove in punto“, trasmissione di Radio 24 che da oggi viene presentata da Simone Spetia, in sostituzione di Oscar Giannino che ha deciso di prender parte di persona alla contesa elettorale.

Ospite della puntata , Angelino Alfano,  segretario PdL pluri-sconfessato, o forse “segretario” nel senso classico, che mentre il grande capo batte radio e tv di tutta Italia, viene chiamato spesso a ripeterne in contemporanea la litania. Mi ha colpito, per l’ennesima volta, la capacità in assenza di interlocutori di piegare, modificare, alterare a piacimento la realtà. Stavolta si è cimentato sui costi della politica. Alla domanda di Spetia, circa le tante promesse ma i pochi fatti concreti del PdL sul tema dei costi della politica, Alfano ha replicato:

“E’ colpa della sinistra, che con uno sciagurato referendum ha vanificato una legge costituzionale del 2006 che avrebbe ridotto il numero dei parlamentari”.

Ora, la riforma costituzionale in questione riduceva, certo, il numero dei parlamentari, ma in modo blando portando i  deputati da 630 a 518 e i  senatori da 315 a 252, con decorrenza tra due legislature.  In pratica 175 parlamentari in meno su 945, e non prima del 2016! Ma ciò che Alfano ha ovviamente omesso è che la riduzione dei parlamentari era solo un aspetto, diciamo marginale, della riforma costituzionale che, invece, conteneva alcuni punti sostanziali che stavano particolarmente a cuore a Berlusconi:

  1. Premierato“, ovvero l’aumento dei poteri del Primo Ministro, dando a quest’ultimo la possibilità di revocare i ministri, dirigere la politica degli stessi e soprattutto la possibilitò di sciogliere direttamente la Camera
  2. Clausola contro i cambi parlamentari di maggioranza e obbligo di nuove consultazioni popolari in caso di caduta del governo, salvo la sfiducia costruttiva con indicazione di un nuovo Premier e senza cambi di maggioranza
  3. Fine del bicameralismo perfetto: la Camera avrebbe discusso, in linea di principio, leggi di ambito nazionale (bilancio, energia, opere pubbliche, valori fondamentali, trattati internazionali, etc), il Senato leggi che interessano materie a competenza regionale esclusiva o concorrente con lo Stato. (In un sol colpo un regalo alla Lega Nord e la rimozione di uno dei cosiddetti “pesi e contrappesi” presenti nella nostra Costituzione)
  4. ll Presidente della Repubblica sarebbe divenuto garante dell’unità federale della Repubblica. Gli sarebbe rimasta la nomina del Primo Ministro, ma in modo automatico dando cioè l’incarico a chi risultasse candidato a tale carica dalla maggioranza uscita dalle elezioni, senza più la libertà di scelta contemplata dall’art. 92 cost.
  5. La Corte Costituzionale avrebbe visto aumentare i giudici di nomina parlamentare da 5 a 7, mentre sarebbero diminuiti i giudici nominati dal Capo dello Stato e eletti dalla Cassazione, dal Consiglio di Stato e dalla Corte dei Conti.

Insomma è evidente che questa riforma costituzionale aveva uno scopo preciso, che nulla aveva a che fare con i costi della politica, bensi con l’aumento dei poteri del Premier con conseguente riduzione dei poteri del Capo dello Stato, e maggiore asservimento all’esecutivo della Corte Costituzionale che, in diverse occasioni aveva bocciato alcune spericolate iniziative legislative ad personam.

alfanoA dimostrazione che la riforma costituzionale del 2006 preoccupava in modo diffuso e non solo la sinistra italiana, citerò i risultati del referendum costituzionale (che, ricordo, non necessita di quorum). Votarono  25.753.641 di italiani (il 52,3% degli aventi diritto), lo bocciarono 15.791.293 di votanti (61,3%), in pratica il 30% degli aventi diritto si espresse e bocciò l’iniziativa della destra. Da ciò si evince che se a votare NO furono solo gli elettori di sinistra, la destra restò sostanzialmente a casa (22 milioni di persone non andarono a votare). Altrimenti la bocciatura fu trasversale, e allora Alfano ci ha raccontato l’ennesimo universo parallelo.

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2 Responses

  1. Mauro Poggi ha detto:

    L’universo parallelo di Alfano è solo uno dei tanti. Le menti politiche vivono ormai in un multiverso in cui ognuno trova il proprio gratificante spazio confortevolmente arredato dalle compiacenze mediatiche.
    Non ho ascoltato la trasmissione che citi, ma ho la certezza che le obiezioni che fai tu il conduttore non le ha sollevate. Sbaglio?

    • mondeban ha detto:

      Con molto tatto ha fatto notare velocemente che in quel provvedimento c’era anche altro, ma ha evitato di ricordare che si trattava in pratica della Costituzione a immagine e somiglianza di B. e che citarlo come “riforma PdL per la riduzione dei costi della politica” era un triplo-carpiato-rovesciato eccessivo anche per un esponente del centrodestra.

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