La Monarchia delle Banane

"Il pubblico è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente". S.B.

Servizio Pubblico: dibattito inutile, occasione persa e brutta televisione

La presenza di Silvio Berlusconi a Servizio Pubblico era carica di suggestioni: vite professionali che si incrociano dopo anni, come nel caso di Michele Santoro, ossessioni che si materializzano uscendo dai libri e diventando realtà, come nel caso di Marco Travaglio, o giovani carriere alla prova del fuoco, come nel caso di Giulia Innocenzi. Ma le suggestioni possono essere pericolose, se non adeguatamente cavalcate, e possono rivelare quel che non ti aspetti.

Ciò che tanti si aspettavano ieri sera era certamente che Berlusconi portasse con sè tutto il campionario 1994-2013 che da sempre va in giro a mostrare: l’Italia vittima della politica europea germano-centrica, il presunto intrigo che portò Monti al governo, l’impossibilità di governare con questa architettura dello Stato, i comunisti, i piccoli partiti, le promesse impossibili. Quindi tutto il bagaglio di cattiva politica che conosciamo benissimo

Ciò che pochi potevano aspettarsi, forse nessuno, è che questa combinazione di suggestioni e cattiva politica da piazzista, desse origine a della pessima televisione. Mentre Berlusconi poteva trincerarsi dietro la sua solita maschera da commedia dell’arte, esibendo calma e recitazione impeccabili, i conduttori ed i comprimari hanno evidentemente accusato una sorta di ansia da prestazione.

b vs santoroPer contrastare un politico combattivo, disponibile a snocciolare cifre, date, riferimenti precisi, serviva un approccio giornalistico forse anglosassone, forse semplicemente diverso, freddo, distaccato: rigore, precisione, capacità di fare un minimo di fact checking in diretta. In compenso Santoro è apparso subito sopra le righe, agitato, un fascio di nervi intento a gesticolare e dedito alla macchietta, alla battuta. Tentando di inchiodare il Cavaliere alle sue bugie, mette in scaletta filmati banali, i soliti che vengono commentati e ri-commentati continuamente, di fronte ai quali sono arci-note sia le colpe e le bugie di Berlusconi che sue le possibile contromosse mediatiche. E così è stato. Nonostante, poi, la presenza di altre 2 giornaliste, Giulia Innocenzi e Luisella Costamagna, il fuoco di fila di domande incalzanti e scomode non c’è stato: quesiti lunghi e  complessi, che anche lo spettatore ha fatto fatica a seguire, che paradossalmente infastidivano più chi era a casa che chi doveva essere sulla graticola in studio. Travaglio, infine, inutilmente prolisso. Forse avrebbe potuto evitare di leggere la solita letterina, avrebbe potuto fare qualche domanda riguardo i tanti fatti di cronaca che ha raccontato senza contraddittorio nei suoi libri ed editoriali. Invece è stato fatto oggetto di una contro-letterina, piena probabilmente di cose inesatte e pretestuose, ma dalla stessa perfida efficacia.

Dal punto di vista della comunicazione, il Cavaliere ha adottato una strategia ineccepibile: non sono quì per togliermi sassolini dalle scarpe, ma per perseguire il mio scopo, cioè far passare quanto più possibile il mio messaggio. Santoro e la sua squadra, invece, sono apparsi inadeguati per un compito così complesso, sorpattutto dal punto di vista emotivo, schiacchiati  da un pregresso troppo ingombrante per non manifestarsi. Lasciare a Berlusconi la possibilità di leggere una lettera “alla Travaglio”, volutamente diffamatoria per il puro gusto di vedere (e far vedere) l’effetto che fa su chi la riceve, è stato un autogol. Perdere le staffe, a metà della lettera, è stato il sintomo dell’incapacità di tenere le redini del programma, Ammettere l’esistenza di accordi precisi tra lo staff di Berlusconi ed i responsabili del programma, è stata la pietra tombale su un dibattito che non ha aggiunto nulla in termini di contenuti, ma ha rivelato molto su chi vi ha partecipato. Peccato.

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One Response

  1. ZioRock ha detto:

    Reblogged this on vinoeutopie.

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