La Monarchia delle Banane

"Il pubblico è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente". S.B.

Le 3 Italie che non hanno niente da dirsi

Oggi è il giorno in cui tre diverse concezioni della stessa Italia, si confrontano e mostrano tutta la loro inconciliabilità. C’è ovviamente la visione del partito-Azienda, dello one-man-party per il quale la sopravvivenza non è affidata alle idee ma alla libertà fisica del leader. Questa storia dell’oppressione fiscale, giudiziaria, burocratica e Dio solo sa cos’altro, è l’ennesimo mantra. Ricordate “l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”? Ecco il metodo è quello: ripetere ossessivamente un concetto che per sgangherato che sia convincerà i più ingenui e galvanizzerà i più scafati, che per mestiere fanno i megafoni a pagamento.

consilvioOra, mentre da una parte si ammantano i problemi personali di Silvio Berlusconi di un carattere di generalità che non esiste, dall’altra è proprio sui temi fiscali e giudiziari che si voleva combattere una battaglia decisiva.

L’altra visione dell’Italia, prende di mira proprio la questione fiscale ed il tema della corruzione, ma nel verso opposto  Proprio ieri sono stati diffusi alcuni dati relativi alle dichiarazioni del redditi 2012:

  • il 50% dei contribuenti dichiara meno di 15.700 euro
  • Sono 28.000 in tutta Italia coloro che dichiarano pù di 300.000 euro
  • Il 5% dei contribuenti piu’ ricchi possiede il 22,9% del reddito complessivo, pari a quello del 55% dei contribuenti piu’ poveri.
  • 9,7 milioni di italiani NON pagano un euro di tasse
  • l’80% del gettito viene da lavoratori dipendenti e pensionati

A voi sembra il quadro di un Paese oppresso fiscalmente? Considerando che c’è un 80% che non può per nessun motivo sottrarsi al fisco, e che i “ricchi” in Italia sarebbero 28.000, vi pare che una misura come il redditometro non possa contribuire a a fare un pò di chiarezza. Io non lo temo, il redditometro e sarei pronto a scendere in piazza per averlo, e come me moltissimi italiani. Ma quanti di quelli che scenderanno in piazza lo temono? Di quale oppressione fiscale parlano?
La terza Italia non ne vuole più sapere, non vuole più ascoltare, non crede più a nessuno se non a sè stessa, costi quel che costi. E’ superba e supponente, rifiuta compromessi e negoziazioni, vuole ovviamente cambiare il mondo intero. E forte del suo 25%, percentuale che stavolta non solo pesa ma è addirittura decisiva, vuole capitalizzare il consenso. La novità sta nel fatto che un partito tradizionale siederebbe al tavolo delle trattative per spuntare il meglio per il proprio elettorato. Solo che il Movimento 5 Stelle non sembra aver fretta, non ha fame di posti, non si accontenta e per questo non si concede a nessun dialogo.
Il probabile insuccesso di Bersani nella ricerca di una maggioranza che davvero cambi l’inerzia di questo Paese, è un momento fondamentale nella nostra storia, è l’effetto di un giudizio impietoso su questa classe politica, che ha determinato pigramente i nostri destini, non occupandosi di noi mai veramente. Resta l’obiettivo di uscirne in modo dignitoso, questo il segretario del Partito Democratico lo deve a tutti gli italiani che hanno creduto nei valori democratici, più che a lui personalmente,

Ovviamente questa fase di transizione, la pagheremo noi, soliti noti. Intanto andiamo avanti così, tutti in piazza contro i demoni di chi al solito decide per noi.

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