La Monarchia delle Banane

"Il pubblico è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente". S.B.

La sfida possibile di Civati: ascolto, visione e coerenza

civaticampPippo Civati ha chiuso il PolitiCamp di Reggio Emilia domenica scorsa, lanciando la sua sfida alla segreteria del Partito Democratico, con uno dei discorsi più accorati, lucidi e diretti che io ricordi negli ultimi anni. Se come tanti, stavate aspettando un leader nel centrosinistra capace di essere coerente con sè stesso e con gli elettori, di essere chiaro nel condividere la sua visione e di sfidare la stantìa dirigenza del partito, io vi suggerisco di cominciare a seguirlo e farvi un’idea al riguardo. Riporto di seguito il testo del suo discorso perchè, depurato dall’enfasi o dalla suggestione del luogo e del bellissimo clima che si respirava a Reggio Emilia, che ovviamente il video trasmette, consente di apprezzare i contenuti, che a me ridanno un pò di speranza nel futuro. Giudicate voi.

Stiamo facendo una cosa diversa, non ci sono nomi altisonanti dietro la mia candidatura, né i dirigenti del Pd dal 1956, che prima che il Pd nascesse, facevano le correnti già allora. Ci sono invece persone come quelle che ci seguono dall’estero, che vengono definiti con la triste espressione di ‘cervelli in fuga’ che stanno finanziando questo evento con un piccolo contributo online.

Ci dicono che siamo ambiziosi. Siamo ambiziosi perché non ci vanno vene le cose così come sono. Qualcuno dice ‘Pippo non lo sa’, e questa espressione non mi capitava di sentirla dalle elementari, il che la dice lunga. Io invece lo so, abbiamo fatto apposta questo governo, perché non eravamo pronti al cambiamento, e il governo del cambiamento non l’ha voluto fare neppure Grillo. Io lo so che questo governo doveva fare poche cose urgenti e invece non ne fa neppure una e le rinvia.

Nessuno sta facendo qualcosa per cambiare le politica, mentre questo è l’obiettivo. Riprendo anche il titolo di Paolo Nori ‘Noi la farem vendetta’, in modo democratico, ma noi ci vendicheremo delle mancanze e della perdita di autorevolezza, di Rodotà e Romano Prodi, vendicheremo le timidezze di queste anni che sono la premessa del governo delle larghe e delle lunghe intese, lunghe poiché che vengono da lontano.

Chiediamo come ha fatto Felice Casson, il coinvolgimento delle persone sulla vicenda degli F35. Vendicheremo Pompei, ho chiesto che il Pd salvi Pompei a qualsiasi costo: siamo alleati con Bondi, lo terremo occupato e noi salveremo Pompei. Vendicheremo l’Ilva di Taranto e vendicheremo i delusi dalla politica.

Lancio un manifesto contro il tatticismo. Oggi leggo Renzi e D’Alema hanno litigato, mi chiedo se sia una notizia. Non capisco perché occorra ridurre la Santanchè a pitonessa, mentre è una fascista, e nessuno lo ha detto. Non possiamo togliere l’Imu a chi li può pagare, ma dobbiamo abbassare le tasse del lavoro, non ce lo chiede l’Arci, ma ce lo chiede l’Associazione giovani industriali di Santa Margherita ligure. Lo dico con impeto, io mi candido a fare segretario, perché qualcuno dice che io non lo farò e se insistete a dire che non mi candido lo faccio a mggiore ragione!

Io sono schivo e modesto per modestia intellettuale e culturale, mi piace parlare di quello che possiamo fare insieme. Noi ci candidiamo perchè c’è da ricostruire il centrosinistra, un compito storico e appassionante, e ci si potrebbe divertire se rivendicassimo la presenza di Sel.

Dove lo ricostruiamo il centrosinistra? Dal popolo delle primarie, da quei tre milioni che non abbiamo chiamato più e non ci siamo accorti che votavano il Pd in una sola delle due Camere, mentre bisogna farlo in tutte due. Quelli che si sono mobilitati per l’acqua pubblica, quelli che hanno raccolto per cambiare il Porcellum, sono quelli che hanno fatto politica fuori dalla politica istituzionali e fuori dalle stanze, consorterie e consorzi quelli che hanno detto ‘se non ora quando’ che in questo Paese significa mai.

Questa grande energia bisogna portarla al governo del Paese, per renderlo un posto in cui ci sentiamo rappresentati, qualcosa di nuovo che si muove. Il partito deve essere grande punto di arrivo di questi spiriti liberi e occorre metterlo a punto perché sia una forza di governo. Oggi, ci sono cose che non possiamo votare perché sennò cade il governo. Ma noi non possiamo votare contro gli impegni della campagna elettorale di Pierluigi Bersani, contro gli otto punti.

Candidarsi per me signiica tornare sugli otto punti ed elaborarlo meglio, per dare sostegno universale al reddito e i ragazzi di vent’anni che sono senza ammortizzatori sociali, perché il contratto unico di Boeri sia associato a un grande sforzo per la formazione professionale. Occorre accompagnare le persone sul percorso dei diritti: se sono matrimoni, sono matrimoni, chiamateli come vanno chiamati.

Voglio un Pd in cui, se qualche dirigente va alla manifestazione della Fiom, non si debba sentire in imbarazzo lui mentre gli altri sono al governo con Berlusconi… Nel Pd occorre capire che ambiente e conoscenza non sono separati dal capitolo del lavoro.

Il conflitto di interessi non è solo contro Berlusconi, ma coinvolge anche Berlusconi. Però è un fatto economico oltre che morale, deve essere un fatto che mettiamo dentro la politica. Invece si vede che abbiamo paura, non siamo convinti, che stiamo moderando, le persone se ne sono accorte e hanno votato Grillo pur sapendo che non avevano progetto di governo. Le intenzioni sono da ritrovare subito, non posso stare in un governo che non vota contro il voto di scambio. La partecipazione è governo, non è che se è sparita la lega viene abbandonata la discussione sui territori.

Queste giornate servono a raggiungere il nostro obiettivo, ritrovare l’orgoglio e superare le disuguaglianze devastanti che ci sono in questo Paese, non chiamamola più equità, ma uguaglianza che è scritta nella nostra Costituzione, in un posto che neppure Quagliarello vorrà toccare. Il nuovo è a sinistra, spieghiamoglielo. Io non ho niente contro Letta, sta facendo quello che può, ma se tutte queste cose sono in contrasto con le larghe intese, noi ce ne faremo una ragione. Ripartendo dai delusi e dagli amareggiati, bisogna accendere delle luci come avviene in questi giorni, su cultura, ricerca e trasparenza.

Questo chiostro è quello che vorremmo fosse anche il Pd e questo Paese. A me piacerebbe che l’Italia e il Pd fossero un posto dove andare, e stare bene e vivere bene. Perché ci si arriva tutti insieme, per mettere in comune le esperienze e le nostre storie, dove ritrovare OccupyPd e il Sessantotto, basta aprire gli occhi e uscire dalle nostre sedie, per attivare percorsi comprensibili, e appassionati, di politica.

Qui a Reggio Emilia abbiamo rievocato oggi i morti del 7 luglio 1960, che rappresenta una delle storie più tristi e dolorose ma anche più belle della nostra Repubblica. Tutti dicono che vorrei spostare il Pd a sinistra (più a destra è impossibile), io invece dico che io lo vorrei mandare avanti il Pd. Rimettiamo in ordine le cose e tra qualche mese facciamo qualcosa perché tutto sia diverso. Non preoccupatevi, le correnti non esistono, e non si capisce se sono di pensiero o di seggiola. C’è tantissimo lavoro da fare e lo faremo!”.

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