La Monarchia delle Banane

"Il pubblico è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente". S.B.

La Cassazione condannerebbe Berlusconi non il berlusconismo

Mi rivolgo a voi, quelli che come me hanno vissuto Mani Pulite, le monetine a Craxi, Forlani all’udienza con la bava alla bocca, la signorile fermezza del procuratore Borrelli, insomma quei mesi del ’92 in cui il continuo precipitare degli eventi, alcuni molto drammatici,  ci sembrò annunciare la fine di un regime ambiguo e meleodorante. Per via giudiziaria, naturalmente. Perchè allora, come oggi, noi sembriamo non accorgerci di nulla. Riprendo da wikipedia un brano che descrive il clima politico in quel periodo:

La DC calò dal 34,3 % al 29,6; il PSI, che nelle precedenti consultazioni aveva toccato i suoi massimi storici, scese di un punto percentuale; PRI, PLI e PSDI conservarono le loro posizioni. Il PDS e PRC, eredi del disciolto PCI, persero complessivamente un quarto dei voti. I veri vincitori delle elezioni furono la Lega Nord e La Rete, due formazioni di recente fondazione, sviluppatesi una nell’Italia settentrionale, l’altra nel Meridione, che registrarono un vero e proprio boom, facendo della moralizzazione e del rinnovamento politico dei veri e propri cavalli di battaglia.

Allora, come oggi, i partiti storici tutto sommato rimasero in piedi, incalzati da formazioni più o meno estemporanee che cavalcarono la solita pigra e indolente indignazione popolare all’italiana.

Un’intero sistema politico-affaristico spazzato via dalla più grande inchiesta giudiziaria che sia mai stata tentata in Italia. Senza quell’inchiesta, la DC esisterebbe ancora con le sue mille grigie e inquietanti declinazioni? E il Partito Socialista, che oggi Nencini tenta disperatamente di tenere in vita con percentuali al limite dell’irrilevanza? Probabilmente si, ma le cose non vanno sempre nello stesso modo, per cui sperare che  anche questa volta la giustizia arrivi dove la coscienza e la consapevolezza degli elettori non sono in grado di arrivare, è probabilmente azzardato.

Il sistema di potere con cui abbiamo a che fare oggi è un intreccio potente almeno quanto quello che legava notabili democristiani, finanza italiana, invadenza americana, probabilmente criminalità organizzata, ma con delle peculiarità. Parliamo di uno dei più grandi gruppi imprenditoriali del Paese, la famiglia Berlusconi, che proprio in corrispondenza di quella tempesta giudiziaria, decise di riempire scientificamente  il vuoto politico lasciato dalla morte del pentapartito, salvando in pratica il proprio impero economico dal crack e nel contempo stipulando una vera e propria assicurazione sulla vita del leader politico e finanziario che dal 1994 in poi avrebbe influenzato in modo decisivo, non solo la vita politica del Paese, ma lo stato di salute economica e morale del Paese stesso. L’obiettivo di questo sistema di potere, ormai dovrebbe essere evidente a tutti, è quello di salvaguardare le attività della famiglia Berlusconi e continuare a rintuzzare, colpo su colpo, tutte le iniziative giudiziarie in cui Silvio Berlusconi è e sarà coinvolto. Ma qual è la vera novità rispetto al passato? E’ che questo sistema di potere è sfacciatamente personale e apmarinaBertamente familiare, al punto da essere riuscito nell’incredibile ribaltamento tra causa ed effetto, inducendo gli elettori di destra a pensare che l’impegno in prima persona del “riluttante” uomo d’affari sia dovuto solo all’acccanimento di cui è oggetto. Per questo motivo, l’eventuale condanna in Cassazione e conseguente interdizione dai pubblici uffici di Silvio Berlusconi, potrebbe non portare a sconvolgimenti politici rilevanti, poichè la classe dirigente di destra non ha ma battuto ciglio quando è stata giudicata incapace di esistere senza la figura carismatica del capo e non batterebbe ciglio di fronte al martirio del Cavaliere e alla discesa in campo della figlia Marina. Lo dico da anti-berlusconiano convinto: non finisce con il verdetto di oggi. non finirebbe nemmeno con Berlusconi  dietro le sbarre. Finisce solo contrapponendo a questo sistema di potere, rozzo nell’obiettivo ma raffinato nei metodi, un progetto serio, una visione del Paese diversa e chiaramente espressa, una classe dirigente che faccia dell’onestà e della coerenza la propria carta d’identità. Insomma una cosa che ancora non c’è, ma che va costruita per tempo senza sperare nella supplenza della Giustizia.

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