La Monarchia delle Banane

"Il pubblico è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente". S.B.

6 Dicembre – Diario di una crisi di Governo per tweet e orchestra Berlusconi

6 Dicembre – Ore 17.40

crisi frattini crisi liste pulite

 

6 Dicembre – Ore 17.10 –  Intanto lo spread a 324

crisi spread 2

6 Dicembre – Ore 17 –  Teorie alternative

crisi capezzone 2 crisi vitale 1634

6 Dicembre – Ore 16.15

crisi giornale 1616

Il Giornale

 

6 Dicembre – Ore 15.55 Ancora appoggio incondizionato

crisi ronzulli

6 Dicembre – Ore 15.45  – Saggezza Celestecrisi formigoni

6 Dicembre – Ore 15  – Lo spread

crisi spread ore 15

6 Dicembre – Ore 14.50

crisi europa

6 Dicembre – Ore 14.15

crisi motivi

6 Dicembre – Ore 13 – Quasi tutti entusiastici…

crisi meloni

6 Dicembre – Ore 12 – Ecco i primi entusiastici commenti in casa PdL e non solo…

crisi vento

crisi pdl bernini 3 crisi pdl la porta 3 crisi pdl capezzone 2 crisi pdl malan 1

6 Dicembre – Ore 12

crisi mentana

crisi pdl voto

crisi spread

6 Dicembre – Ore 11.30

crisi pubblico

6 Dicembre – Ore 11

crisi merkel

crisi stradiotto opensenato

crisi pdl astensione

crisi resoconto giornale

Resoconto del vertice PdL da Il Giornale del 6/12/2012

6 Dicembre – Ore 8.30 -Il Ministro Passera commenta il ritorno di Berlusconi

5 Dicembre

ancora B

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Quì siamo in trincea tutti i giorni. Ministro Fornero, e lei?

Ragazzi laureati in modo brillante, stage, lingue, dottorati, che rispondono al telefono in un call center per poche centinaia di euro al mese. Padri di famiglia con 15-20 anni di esperienza lasciati per strada, perchè stipendiati in modo dignitoso e quindi fuori mercato. Quella sensazione che ti prende ogni volta che pensi alle tasse pagate puntualmente ed al cinismo ed indifferenza che ti aspettano quando, senza un lavoro, non servirai più.

Allora vorrei sapere cosa fa il ministro Fornero tra una riforma ed una dichiarazione alla stampa. Vorrei sapere di cosa si occupa, visto che non è stata eletta quindi non ha un collegio elettorale da visitare.

Vorrei sapere dopo la pesantissima riforma delle pensioni (quella si senza compromessi, non come le province passate confortevolmente da 86 a 51), e dopo la riforma del Mercato del Lavoro (per la quale c’erano molti dubbi su quali benefici avrebbe apportato, ed oggi purtroppo non ne abbiamo più), come si mette al servizio dei cittadini?

Se il contratto di apprendistato ha creato l’estromissione dal mercato del lavoro degli under 32enni, se si continua inesorabilmente a vivere di precariato, lei intanto cosa fa, come passa le sue giornate?

Se le grandi aziende applicano la dismissione di personale più lenta ed inesorabile che ci sia, la cessione di ramo d’azienda, lei cosa f a al riguardo, ha idea di quante cessioni di ramo d’azienda abbiano avuto successo negli anni scorsi?

Se la sua diagnosi del terribile problema del lavoro giovanile raro, sottopagato e precario, è “siate meno schizzinosi”, mi chiedo perchè al suo posto non ci sono io, o voi, o un giovane laureato e disoccupato cronico,  che almeno il problema lo conosce bene.

Se il nostro tessuto produttivo si regge in piedi solo con stipendi da paesi emergenti in un contesto di prezzi e tariffe da avanzato paese europeo, il ministro oltre ad aver sicuramente analizzato il problema, ha una risposta all’altezza della compentenza, della paga, della preparazione che ne ha determinato alla nomina?

Vorrei sapere ogni santo giorno di cosa si è occupata il ministro, quale problema ha risolto, quale intervento legislativo ha proposto, ogni santo giorno, perchè è stata chiamata per risolvere problemi non per rilasciare interviste urticanti.

Noi quì siamo in trincea ogni santo giorno,  Ministro. Ci faccia sapere in che modo lo è anche lei.

E’ un ministro della Repubblica

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Stand romani al meeting di Cl…prove tecniche di campagna elettorale

Sempre il meeting di CL (Comunione e Liberazione), sempre quello.

Ora vien fuori che tale senatore D’Ubaldo del PD dichiari su Twitter  “Il Comune di Roma ha elargito a CL 50.000 euro a CL“, adombrando il sospetto che CL abbia invitato Alemanno (con tanto di intervento) in cambio dei 50.000 euro, assecondando fini elettorali (si perchè la campagna elettorale per l’elezione del nuovo sindaco di Roma è cominciata, volata lunghissima). La risposta di Alemanno non si è fatta attendere, precisando che si è trattato di un contributo per uno stand promozionale che il Comune di Roma ha installato all’interno degli spazi espositivi della Fiera di Rimini. Si è ovviamente aperto un bel dibattito tra sostenitori politici del sindaco ed i suoi avversari. Valeva la pena spendere 50.000 euro in tempi come questi, in cui tra l’altro i comuni lamentano tagli sanguinosissimi da parte del governo, che metterebbero a rischio i servizi sociali per i cittadini? Se volete conoscere finalità e proposta dello stand del Comune di Roma, le trovate quì. Faccio solo notare che nella corposa scheda si rimanda il paziente lettore all’indirizzo www.comune.roma.it/Dipartimento Tutela Ambientale e del Verde/Agricoltura , peccato che provando ad accedere a qiel link si ottenga…

Altro capitolo della polemica è quello riguardante la Provincia di Roma. Si perchè i sostenitori di Alemanno su Twitter (sono tanti ed agguerriti…) hanno fatto subito notare alla “solita sinistra mistificatrice” che anche la Provincia di Roma era presente al meeting ciellino (in pratica se Alemanno piange, Zingaretti non ride). Casualmente a seguire il dibattito sul social network c’era anche l’Assessore Provinciale al Turismo, Patrizia Prestipino che ha prontamente negato la presenza di uno stand della Provincia di Roma al meeting. Messa, però di fronte all’evidenza (pagina web del meeting di Rimini con elenco espositori, è un elenco interessante, consiglio di scorrerlo), ha dovuto amaramente (ma sinceramente aggiungo, e non è poco) constatare di non saperne nulla.

Sarà una indimenticabile campagna elettorale…

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Roma cambia, lentamente sotto i nostri occhi pigri

Quartiere San Paolo di Roma. Chiude l’ultima Videoteca, schiacciata dal P2P, da Sky on demand, dai cento modi diversi con cui procurarsi il film per la serata. Chiude il negozio di surgelati gestito da un simpatico ragazzone che mi dice “Ci ho provato, niente da fare, mi sposto in un altro quartiere, quì faccio fatica a restare aperto”. Chiude il negozio di ricambi idraulici, enorme, il cui gestore ormai anziano forse non aveva nessuno a cui lasciare l’attività.

Piccoli segnali di una città che fa fatica a tenere a galla il proprio tessuto economico o, forse, semplicemente quest’ultimo è in trasformazione insieme al tessuto sociale. Da questo piccolo osservatorio è impressionante come certi fenomeni siano marcati ed in continua espansione, di come questa crisi economica, arrivata dopo un così lungo periodo di prosperità, stia cambiano il panorama sotto i nostri occhi.

Negli ultimi mesi il quartiere registra l’apertura di alcuni lavaggi auto a mano. Sono gestiti da extra-comunitari, soprattutto nordafricani, solitamente in due, e richiedono locali piccoli appena sufficienti a contenere un auto di media lunghezza. Investimenti minimi, olio di gomito e purtroppo nessuno scontrino fiscale.

Altro fenomeno in via di espansione è il negozio del tipo tutto per la casa. Si tratta di locali spesso molto grandi, scaffali e scaffali pieni di oggetti made in China, centinaia e centinaia, di qualità piuttosto bassa, un odore fortssimo di plastiche in grado di procurare anche un mal di testa. Prezzi stracciati, gestione familiare da parte di cittadini cinesi, locali spesso deserti.

Per finire, l’ultima tendenza, punti vendita di Frutta e Verdura, piccoli ma fornitissimi, aperti praticamente sempre, domeniche comprese. Gestiti quasi sempre da cittadini pakistani o provenienti dal Bangladesh, anch’essi a gestione familiare, affiancano via via alla frutta ed alla verdura tutto il repertorio di un piccolo Alimentari, puntuale scontrino fiscale.

Si tratta di 3 tendenze apparentemente diverse, ma che attengono allo stesso problema italiano. Il lavaggio auto a mano è la spia di un tema culturale, nè positivo nè negativo sia chiaro, ma chiaro e indiscutibile. Dimostra che lo spirito di iniziativa paga, ma per noi italiani è molto più appealing una start-up, un progetto innovativo, il testamento culturale di Steve Jobs, non certo 2 ragazzi che affittano un piccolo locale e ci danno dentro una intera giornata (sono sempre pieni di lavoro) di acqua, sapone e finta pelle di daino. Il punto vendita cinese è la solita attività inutile gestita senza alcuna velleità imprenditoriale: tanti enormi punti vendita, tutti uguali, in uno stesso quartiere non hanno alcuna motivazione e nessuna sostenibilità. Ma comprare tanti locali commerciali, approfittando del progressivo arretramento da parte dei commercianti italiani, è un investimento lento e inesorabile, che probabilmente darà i suoi frutti con il tempo. Il punto vendita di Frutta e Verdura è, invece, apparentemente inspiegabile data la presenza ormai diffusa della opprimente Grande Distribuzione. Eppure questi piccoli punti vendita prosperano. Innanzitutto sono aperti anche di domenica e fino a tarda sera, poi godono di una sorta di solidarietà etnica, poichè la maggior parte della clientela proviene spesso dallo stesso paese. Attenzione perchè se un commerciante italiano chiude attività simili perchè “tra tasse e il resto, non vale la pena”, su una attività di questo tipo vivono spesso anche 2 famiglie di immigrati con tanto di trasferimento di denaro verso i paesi di origine.

Se doveste aver avuto la sensazione di un analisi condita da sprazzi di razzismo, non ci avete capito nulla (e magari forse è colpa mia), ma vi prego, smettete di leggere in ogni caso: siete totalmente fuori strada. Sono semplicemente partito da un microcosmo che osservo spesso, per cercare di capire che Paese stiamo diventando, come saremo tra pochi anni, come e di cosa vivremo in un quartiere di una grande città occidentale, che tipo di società multirazziale stiamo costruendo e quanto è sostenibile. Abbiamo già delocalizzato gran parte della nostra industria, al punto che la possibile chiusura di uno stabilimento dell’ILVA a Taranto per problemi ambientali e di salute, viene vissuta come una calamità naturale, capace di mettere in ginocchio un’intera area del Paese. La sensazione è che ci stiamo ritirando anche dal Commercio, e non è ben chiaro a beneficio di cosa lo stiamo facendo. Noi adulti, che cultura del lavoro abbiamo creato per i nostri figli, che cosa hanno realmente voglia di fare del loro futuro, cosa stiamo consigliando loro? Di studiare di più e meglio, certo. Di impegnarsi al massimo per ottenere lauree, dottorati, master, perfetta conoscenza dell’inglese, per poter magari andare al’estero, e mi raccomando senza nutrire alcuna velleità per un posto nella pubblica amministrazione, perchè sono già in tanti e tira una brutta aria. Siamo sicuri che questo paese iper-scolarizzato e senza più tanta voglia di sporcarsi le mani sia esattamente quello che ci serve?

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