La Monarchia delle Banane

"Il pubblico è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente". S.B.

Ogni tanto fate un salto su OpenParlamento…

Ongi tanto fate un salto su OpenParlamento. Lo consiglio perchè è una fonte di dati enorme sulle attività parlamentari, e parliamo di fatti e non opinioni. Consente di tracciare lo stato dei provvedimenti legislativi, di sapere chi li ha votati, come i nostri parlamentari hanno votato e cosa non meno interessante, anche quanto lavorano.

Vi sottopongo una curiosità, che salta all’occhio consultando quelle che OpenParlamento chiama Classifiche. Il Senatore che non può assolutamente rinunciare a stare in Senato in pratica ha partecipato ad 1 sola votazione. Ma è in ottima compagnia, perchè accanto a lui ci sono i suoi avvocati, Ghedini alla Camera e Longo al Senato. Insomma siedono in Parlamento sia un senatore pregiudicato che i suoi legali, dove “siedono” è da intendersi in linea puramente teorica. Ai vertici di queste classifiche spicca anche Mariarosaria Rossi, senatrice si intende, che le cronache più maliziose riportano come la “badante” di Silvio Berlusconi, e che non ha fatto mistero di aver partecipato a qualche “cena elegante” in casa Berlusconi (non è indagata, sia chiaro, è solo in corso di valutazione l’eventuale falsa testimonianza). Poi Antonio Angelucci, imprenditore nel settore della Sanità ed editore di Libero… A proposito, la pagina di Angelucci su Wikipedia è bloccata per la possibilità che dia luogo a controversie legali. In questo gruppetto ci è finito anche Stefano Quintarelli che però, vittima di un grave incidente. è impossibilitato a partecipare alle sedute.  Chiudo aggiungendo che in Senato, il quarto più assenteista è Denis Verdini, gli altri se siete curiosi andate a guardarli di persona. assenze

 

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La Cassazione condannerebbe Berlusconi non il berlusconismo

Mi rivolgo a voi, quelli che come me hanno vissuto Mani Pulite, le monetine a Craxi, Forlani all’udienza con la bava alla bocca, la signorile fermezza del procuratore Borrelli, insomma quei mesi del ’92 in cui il continuo precipitare degli eventi, alcuni molto drammatici,  ci sembrò annunciare la fine di un regime ambiguo e meleodorante. Per via giudiziaria, naturalmente. Perchè allora, come oggi, noi sembriamo non accorgerci di nulla. Riprendo da wikipedia un brano che descrive il clima politico in quel periodo:

La DC calò dal 34,3 % al 29,6; il PSI, che nelle precedenti consultazioni aveva toccato i suoi massimi storici, scese di un punto percentuale; PRI, PLI e PSDI conservarono le loro posizioni. Il PDS e PRC, eredi del disciolto PCI, persero complessivamente un quarto dei voti. I veri vincitori delle elezioni furono la Lega Nord e La Rete, due formazioni di recente fondazione, sviluppatesi una nell’Italia settentrionale, l’altra nel Meridione, che registrarono un vero e proprio boom, facendo della moralizzazione e del rinnovamento politico dei veri e propri cavalli di battaglia.

Allora, come oggi, i partiti storici tutto sommato rimasero in piedi, incalzati da formazioni più o meno estemporanee che cavalcarono la solita pigra e indolente indignazione popolare all’italiana.

Un’intero sistema politico-affaristico spazzato via dalla più grande inchiesta giudiziaria che sia mai stata tentata in Italia. Senza quell’inchiesta, la DC esisterebbe ancora con le sue mille grigie e inquietanti declinazioni? E il Partito Socialista, che oggi Nencini tenta disperatamente di tenere in vita con percentuali al limite dell’irrilevanza? Probabilmente si, ma le cose non vanno sempre nello stesso modo, per cui sperare che  anche questa volta la giustizia arrivi dove la coscienza e la consapevolezza degli elettori non sono in grado di arrivare, è probabilmente azzardato.

Il sistema di potere con cui abbiamo a che fare oggi è un intreccio potente almeno quanto quello che legava notabili democristiani, finanza italiana, invadenza americana, probabilmente criminalità organizzata, ma con delle peculiarità. Parliamo di uno dei più grandi gruppi imprenditoriali del Paese, la famiglia Berlusconi, che proprio in corrispondenza di quella tempesta giudiziaria, decise di riempire scientificamente  il vuoto politico lasciato dalla morte del pentapartito, salvando in pratica il proprio impero economico dal crack e nel contempo stipulando una vera e propria assicurazione sulla vita del leader politico e finanziario che dal 1994 in poi avrebbe influenzato in modo decisivo, non solo la vita politica del Paese, ma lo stato di salute economica e morale del Paese stesso. L’obiettivo di questo sistema di potere, ormai dovrebbe essere evidente a tutti, è quello di salvaguardare le attività della famiglia Berlusconi e continuare a rintuzzare, colpo su colpo, tutte le iniziative giudiziarie in cui Silvio Berlusconi è e sarà coinvolto. Ma qual è la vera novità rispetto al passato? E’ che questo sistema di potere è sfacciatamente personale e apmarinaBertamente familiare, al punto da essere riuscito nell’incredibile ribaltamento tra causa ed effetto, inducendo gli elettori di destra a pensare che l’impegno in prima persona del “riluttante” uomo d’affari sia dovuto solo all’acccanimento di cui è oggetto. Per questo motivo, l’eventuale condanna in Cassazione e conseguente interdizione dai pubblici uffici di Silvio Berlusconi, potrebbe non portare a sconvolgimenti politici rilevanti, poichè la classe dirigente di destra non ha ma battuto ciglio quando è stata giudicata incapace di esistere senza la figura carismatica del capo e non batterebbe ciglio di fronte al martirio del Cavaliere e alla discesa in campo della figlia Marina. Lo dico da anti-berlusconiano convinto: non finisce con il verdetto di oggi. non finirebbe nemmeno con Berlusconi  dietro le sbarre. Finisce solo contrapponendo a questo sistema di potere, rozzo nell’obiettivo ma raffinato nei metodi, un progetto serio, una visione del Paese diversa e chiaramente espressa, una classe dirigente che faccia dell’onestà e della coerenza la propria carta d’identità. Insomma una cosa che ancora non c’è, ma che va costruita per tempo senza sperare nella supplenza della Giustizia.

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Al governo con un pluri-condannato? La reazione del PD

Si potevano fare tante cose ieri. Di fronte alla ennesima sentenza di condanna per Silvio Berlusconi, in molti abbiamo pensato che il Partito Democratico al governo si sarebbe trovato in una situazione di imbarazzo senza precedenti e, nonostante tutto, ci si aspettava una mossa per salvare il salvabile. Dopo i 4 anni di reclusione per frode fiscale, il Tribunale di Milano aggiunge una condanna a 7 anni per prostituzione minorile e concussione, con annessa interdizione perpetua dai pubblici uffici, per cui era auspicabile e prevedibile una presa di posizione, una reazione da parte del partito che solo poche ore prima, con adeguata intransigenza ed assoluta integrità, aveva costretto alle dimissioni la Ministra Idem per irregolarità nel pagamento dell’IMU.

Ed eccola la reazione del Partito Democratico. Immaginiamo sempre per il “Bene del Paese”, naturalmente.

vertice

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Eppure lui lo dice sempre

lodicesempreLui, Berlusconi lo dice sempre. E quando si tratta di questioni che lo riguardano personalmente, alle parole ha sempre fatto seguire i fatti.

E il Partito Democratico? A quanto pare, ricordando i bei tempi della Bicamerale, gli crede. A parte lo sparuto gruppo di “contestatori”, che hanno firmato l’ormai famosa mozione Giachetti, il PD che ama stare al governo, è tutto un profluvio di inni all’unità, alla discussione collegiale, di inviti alla tempestività.

Anna Finocchiaro: «Credo che non possiamo cancellare la possibilità di avere finalmente le riforme costituzionali, di cui da troppo tempo parliamo, a causa di un atto di prepotenza su norme transitorie. Penso che la mozione Giachetti sia stata presentata in modo assolutamente intempestivo».

Il capogruppo democratico Roberto Speranza esulta: «Sono soddisfatto del voto unitario che dimostra come nel gruppo bisogna saper discutere, ragionare, affrontare nel merito le questioni e rispettare le scelte che si fanno insieme. La mozione Giachetti, nel Pd, è stata votata solo dallo stesso Giachetti. Il nostro “no” non è stato di merito. La discussione andrà approfondita con un dibattito aperto».

Il premier Enrico Letta: «Mettere il carro davanti ai buoi vuol dire far deragliare il carro. Della forma della legge elettorale discuteremo nel corso dell’iter delle riforme, e non in questo momento che è il punto di partenza del processo riformatore. La questione è di metodo e di tempi, non di sostanza».

Dibattito aperto. Processo riformatore. Questione di metodo. Tutto il peggior vocabolario vuoto e inconcludente della miglior democrazia cristiana dorotea.

Nel PdL lo stanno dicendo apertamente, che di più non si potrebbe: esattamente come per la Giustizia e il conflitto di interessi, anche la nuova Legge elettorale non è funzionale alla campagna elettorale di Berlusconi, quindi forse se ne riparlerà dopo aver rivoltato come un calzino la Costituzione, specie per quanto riguarda l’adorato semi-presidenzialismo. Di fronte al quale il PD all’opposizione aveva sempre risposto picche. Ma ora è tutto diverso, vuoi mettere essere al governo?

 

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